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Le Camere Pinte

Le Camere Pinte

La soluzione ideale per dormire e visitare Sermoneta il suo Centro Storico ed il Castello Caetani... i vicini "Giardini di Ninfa", la Riviera di Ulisse...

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GAETA
Si torna sulla statale Flacca e, lasciata Sperlonga, ci si sposta a Gaeta. A tratti il percorso svela bei panorami sul mare, fino a giungere a questa caratteristica lingua di terra che si insinua nel Tirreno. Come Sperlonga anche Gaeta fu meta di assalti e scorribande per secoli, fino a divenire poi roccaforte borbonica del Regno di Napoli tanto da conservare ancora oggi, nonostante sia terra laziale, uno spirito profondamente partenopeo.


Due sono le anime storiche della città. Gaeta vecchia e Gaeta borgo, un tempo divise dalle mura medioevali abbattute nel 1960 dall’allora amministrazione comunale. Per respirare al meglio la città e la sua cultura cittadina è ideale una passeggiata mattutina sull’arioso lungomare Caboto che ci consente di scoprire la chiesa della SS. Annunziata, a navata unica divisa in quattro campate coperte da volte a crociera, con il pavimento che presenta gli stemmi della città. Imperdibile la Grotta d’Oro o cappella dell’Immacolata, parte della chiesa dell’Annunziata, opera rinascimentale del 1531 dalle splendide dorature nel soffitto a cassettoni e nelle cornici alle pareti. Inoltrandosi nella Gaeta vecchia ecco la Cattedrale dominata dallo splendido campanile del XII secolo, considerato uno dei più belli d’Italia.
Pranzo con la tipica Tiella di Gaeta con ripieno di polpo lessato, pomodo e peperoncino piccante, oppure farcita con alici e scarola.
Primo pomeriggio lontano dal vociar dei vicoli della città vecchia. Si sale alla volta del castello. Sulla strada c’è la chiesa di San Francesco, eretta nella seconda metà dell’Ottocento in stile ecclettico, dalla bella doppia scalinata e dai maestosi interni. 



Due complessi distinti compongono il castello, principale espressione della lunga storia di assedi e battaglie che caratterizzano la storia della città. Il castello Angioino, risalente al 1289, con quattro torri angolari, carcere di massima sicurezza per detenuti del calibro di Kappler ed i nazisti di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine, ed oggi sede dell’Università di Cassino, ed il castello Aragonese, risalente al 1436, dove fu “trattenuto” Giuseppe Mazzini alla vigilia della breccia di Porta Pia. Seconda parte del pomeriggio da dedicare alla bella Pinacoteca comunale d’arte contemporanea “Giovanni da Gaeta”, dov’è possibile apprezzare opere di Ladislas Kijno, Alberto Magnelli, Hans Hartung ed una preziosa collezione di opere d’artisti nazionali tra cui Ennio Calabria, Nunzio Bibbò, Mario Persico, Carlo Montarsolo, Giancarlo Isola e Gabriele Cena.


Sono le specialità e le golosità della tavola cittadina ad allietare la cena serale in questo angolo della Riviera d’Ulisse. La straordinaria bufala campana Dop, prodotta anche nel basso Lazio, l’ottima ricotta di bufala e la saporita salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio cucinata alla brace da accompagnare da un buon vino rosso locale, magari il rosso di Terracina. E’ la brezza di questo angolo di Tirreno ad accarezzare la pace di quest’ultimo frammento di weekend in questo angolo di Lazio che ha ancora tanto da raccontare.

L'EVENTO
Dal 22 aprile al primo maggio 2016, è in programma a Gaeta Yacht Med Festival, una "fiera Internazionale dell’economia del mare" che rappresenta tutti i settori legati all’economia del mare: dalla nautica alla portualità turistica e commerciale, dalla pesca al turismo, fino all'editoria, alla musica e all'agroalimentare.

In qualunque zone vi troviate sulla costa sud del Lazio sarà impossibile per il vostro sguardo non imbattersi nel profilo del meraviglioso promontorio del Circeo. Un  monte di circa 540mt che si affaccia su un mare cristallino, immerso in uno spettacolare parco naturale e circondato da caratteristici paesini. Un luogo magnifico che da sempre è incontro tra

natura, storia e mito


Costa del Circeo


Istituito nel 1934, il Parco nazionale del Circeo, dista soli 100 Km da Roma e sorge nel tratto di litorale compreso tra Anzio e Terracina.

Da vedere
Durante i secoli il Circeo è stato prima una colonia romana, nel Medioevo, possedimento dei Templari, poi un feudo dei nobili Caetani e infine una roccaforte pontificia. 
Oltre ai resti dei vari periodi, a cominciare dai ritrovamenti preistorici presenti in diverse grotte, senza dubbio i tesori da vedere da queste parti sono quelli naturali. A cominciare dalle meraviglie del Parco, nato per tutelare un insieme di ambienti ed ecosistemi.
La Duna Litoranea del Parco Nazionale del Circeo, con la sua caratteristica forma a mezzaluna si estende lungo tutta la costa, da Sabaudia per 25 Km verso nord, fino a Capo Portiere. E' un ambiente unico in Italia e per questo è tutelato dall'Unione Europea. La spiaggia è formata da sabbie sottili e alle sue spalle si innalzano dune a tratti molto alte. 
Da visitare uno per uno anche i paesi che fanno parte del Parco, ognuno con caratteristiche che lo rendono unico con Latina, la cittadina più recente, ideale come punto di arrivo.

Sabaudia, una striscia di terra, tra il mare e i laghi, splendide le ville che si affacciano sul Tirreno. Magnifico poi San Felice Circeo, ricco di luoghi naturali ma anche di tesori antichi. Dal paese si gode di una vista splendida su tutto il golfo fino a Formia.


Da fare
Un'escursione nella Selva di Circe, uno dei rari esempi meglio conservati e più estesi di foresta di pianura esistente in Italia. Qui si possono osservare alcuni esemplari della fauna ospitata dal Parco come il cinghiale, oltre alla presenza della piscina detta "della Verdesca", relitto dell’antica palude pontina. 
Gli amanti del trekking troveranno numerosi sentieri da percorrere sul Monte Circeo.
A ridosso e parallelamente alla Duna Litoranea, si sviluppa un ambiente lagunare costituito da quattro laghi costieri in successione - il Lago di Sabaudia o di Paola, il lago di Caprolace, il Lago dei Monaci e il Lago di Fogliano. In queste zone si possono praticare numerosi sport acquatici, dal canottaggio alla vela. 
Tanti poi i luoghi in cui maneggiare calmi destrieri per lunghe passeggiate tra i boschi o sul lungomare.

Da non perdere
La festa del pesce azzurro che si tiene a settembre e quella di Santa Maria della Sorresca, il giorno dopo la Pentecoste. Per quest'ultima dalla chiesa di S.Felice Martire (nel centro storico) parte una processione, in cui si porta a spalla la statua della Madonna, che arriva fino a Sabaudia, sulle rive del Lago di Paola, dove è situato l'antichissimo santuario di Santa Maria della Sorresca. 

Una gita all'isola di Zannone che, oltre a far parte del Parco nazionale del Circeo, è una delle Isole Pontine, con Ventotene, Ponza, Palmarola, Santo Stefano e Gavi. E' la più settentrionale di tutte  e l'unica ad essere costituita da rocce vulcaniche e da rocce sedimentarie risalenti a oltre 200 milioni di anni fa.

Tracciare un quadro storico sulle origini della città di Sermoneta è un'opera in fieri. Le notizie che si accavallano e rincorrono su questa splendida cittadina medievale del Lazio, in provincia di Latina e a circa 60 Km da Roma, sono ancora incerte e confuse, lasciando adito a sempre nuove e possibili ipotesi.

Le fonti su cui lavorare sono purtroppo scarsissime e le poche notizie pervenuteci derivano da tutte da testi di scrittori latini, quali Plinio e Tito Livio. La tesi più diffusa, desunta principalmente da Plinio, ha voluto identificare Sermoneta con Sulmo, una delle città dell’antico Lazio di epoca preromana, quando la regione era popolata dai latini: quest'antica città era ubicata su un colle della catena dei monti Lepini, a 257 metri sul livello del mare.
Nonostante questa felice posizione geografica, intorno alla fine del secolo VI a.C., la città venne distrutta, probabilmente in seguito alle invasioni del popolo dei volsci. Sulmo, tuttavia, venne presto ricostruita e ripopolata da parte degli stessi volsci, i quali mutarono in Sora la denominazione della nuova città. Il nome Sermoneta, invece, sembra sia da ricondurre ad una guerra della città contro i romani, i quali, dopo averla conquistata, l’avevano denominata “Sora Moneta” per conservare la memoria di una vittoria ottenuta con il favore della dea Giunone Moneta e distinguerla così dall’altra città di Sora (oggi ubicata nella provincia di Frosinone). Da quel momento Sora Moneta, occupando una posizione strategica a ridosso dell’importante via Appia, divenne colonia romana. Appartenenti a quest’epoca sono giunti sino a noi i resti di una villa, su un monte poco lontano da Sermoneta, e soprattutto quelli di antichi templi, su cui poi nel Medioevo vennero edificate alcune chiese della città. 
Gli studi sulle origini di Sermoneta, però, pian piano col tempo perdono completamente qualsiasi appiglio cui basare le ricerche. La città, come diverse altre dell’antico Lazio, scompare dai documenti antichi senza lasciare alcuna traccia di sé, sembra distrutta dalle truppe sillane intorno all’81 a.C., durante la guerra civile romana tra Mario e Silla. 
Qualche notizia più precisa sulla storia di Sermoneta, per allontanarci dal campo delle ipotesi, inizia ad affiorare a partire dall’Alto Medioevo, momento in cui probabilmente iniziò il ripopolamento dell’antica città di epoca romana. Il nuovo processo di inurbamento nacque da una spinta comune a molte popolazioni italiche durante il periodo alto-medievale: a quel tempo si tornò ad edificare le città sopra colli, i quali potevano offrire un baluardo naturale quasi inespugnabile, per sottrarsi così alle popolazioni barbariche che stavano invadendo la nostra penisola. A quest'epoca alto-medievale risalgono le caratteristiche ‘case-torri’, ancora visibili all’interno del borgo, e la chiese di San Pietro in Corte e Santa Maria Assunta.

Maggiori notizie sulla città, infine, si cominciano ad avere dal Basso Medioevo in poi. Alcuni documenti del XII secolo danno informazioni su dei generici ‘domini de Sermineto’ e poi altri, ben più corposi, attestano nel 1264 l’inizio della signoria degli Annibaldi. 
Questa famiglia baronale romana eresse presto un possente castello, tanto da dominare non solo il borgo ma tutta la pianura circostante. I feudi degli Annibaldi, però, ebbero vita breve: complici le non buone condizioni finanziarie in cui versava la famiglia, nel 1297 tutte le proprietà vennero cedute a Pietro Caetani, conte di Caserta e membro di una Casata ormai in ascesa, dopo che suo zio Benedetto era stato eletto papa col nome di Bonifacio VIII. 
L’inizio della signoria Caetani, per noi contemporanei, segna anche il delinearsi di una storia della città dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò a scorrere parallelo ed a fondersi con quello della nobile Casata. Da quel momento, numerosi sono i documenti che testimoniano la storia e la crescita della città, centro di un feudo ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente acquisito un’importanza rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la situava in un punto strategico fondamentale per l’accesso a Roma dalla parte sud. Durante i secoli, tuttavia, non mancarono momenti di difficoltà: la città si trovò spesso a fronteggiare nemici di città vicine, come Sezze e Maenza, e venne anche coinvolta nelle innumerevoli guerre che contrapposero il papato all’Impero o ai re di Napoli. Il momento peggiore si ebbe quando nel 1499 papa Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò loro gli interi feudi per affidarli a sua figlia Lucrezia. La signoria dei Borgia, però, durò il breve volgere di quattro anni, poiché alla morte di Alessandro VI i Caetani vennero reintegrati nel possesso dei propri feudi da papa Giulio II della Rovere. 
Da ricordare, infine, sempre riguardo al grandissimo prestigio raggiunto dalla città, la partecipazione di Onorato IV Caetani alla battaglia di Lepanto, nelle acque del golfo di Corinto, con il grado di capitano generale di fanteria della flotta pontificia. Il signore di Sermoneta, a bordo della nave Grifona ed insieme ad altri concittadini, fu uno dei più eroici combattenti nello scontro armato e nella susseguente vittoria che, il 7 ottobre 1571, l'armata cristiana ottenne contro la flotta turca, interrompendo lo slancio espansionistico musulmano nel Mar Mediterraneo. 
Sermoneta, inoltre, nel corso del tempo vide soggiornare al suo interno diversi personaggi illustri, tra i quali papa Gregorio XIII e gli imperatori Federico III e Carlo V. La vita della città, sia nello splendore sia nelle lotte, era strettamente legata a quella dei propri feudatari. All’inizio del Seicento, quando i tempi iniziarono a cambiare e Sermoneta non ebbe più quel peso strategico del passato, i Caetani cominciarono ad abbandonarla. Da allora la città iniziò pian piano a perdere quello splendore che aveva acquistato secoli prima, dopo l’arrivo dei nipoti di Bonifacio VIII.

Cosa visitare nel centro storico:

CASTELLO CAETANI

MURA DI CINTA

CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

CHIESA DI SAN GIUSEPPE

CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

CONVENTO DI SAN FRANCESCO

SINAGOGA EBRAICA

COPIA ED INCLOLLA IL LINK DI SEGUITO INDICATO PER SCARICARE GRATUITAMENTE LA "GUIDA DI SERMONETA", UN UTILISSIMO DEPLIANT RICCO DI INFORMAZIONI TURISTICHE, CENNI STORICI, MONUMENTI DA VISITARE, GUIDA AI RISTORANTI, EVENTI IN PROGRAMMA E CURIOSITA' SULLA CITTADINA MEDIEVALE DI SERMONETA:


http://www.comunedisermoneta.it/wp-content/uploads/2010/07/Comune-di-Sermoneta-Guida-2014.pdf


È un’isola piccola, assoluta e lenta. Assoluto il suo mare, il suo azzurro intenso, ma assoluta anche la sua terra, i suoi frutti.Poco più di 2 chilometri di terra vulcanica, attraversata da una storia lunga 2.000 anni, appare come la sagoma di una balena vista da lontano, circondata da mare e puntellata dai colori tenui delle case basse.Ventotene regala emozioni profonde, e in ogni stagione offre la massima espressione di quello che è un’isola del Mediterraneo. Gli inverni silenziosi, sottolineati dal vento e dal rumore dei passi dei suoi pochi abitanti. La primavera che esplode improvvisa, svelando in mezzo ad una terra essenziale profumi e colori intensi, da vivere con tutti i sensi all’erta. Estati assolate, con il mare protagonista sopra e sotto, con fondali tra i più belli del Mediterraneo accessibili anche solo per una nuotata, le poche spiagge, le scogliere fragili in continuo mutamento.

Una vita isolana fatta di ritmi lenti, di incontri rituali al bar, in piazza, al porto, di chiacchiere sotto le pergole delle case di campagna, un’isola dove ognuno può trovare il suo angolo preferito. Le notti sono davvero stellate, tutte da vivere nei piccoli e mai eccessivi locali dell’isola, o passeggiando alla scoperta di angoli silenziosi, ma soprattutto nella libertà di ciascuno di inventare notti magiche.

Il passaggio tra l’estate e l’autunno avviene attraverso la festa più bella, quella di Santa Candida patrona dell’isola. La stagione è mite, dopo l’estate tutto si ricompone, le giornate ancora tiepide e piene di ricordi offrono un prolungamento di stagione da sfruttare fino un fondo.

L’isola di Santo Stefano

Nel corso di una visita a Ventotene è impossibile non notare l’isolotto di Santo Stefano. La sua sagoma imponente, coronata dalla struttura del carcere borbonico, diventa subito lo sfondo familiare di un bagno a Cala Nave oppure di una passeggiata al porto. La nascita delle due isole, ci spiegano i geologi, dovette avvenire all’incirca nello stesso periodo in seguito a eruzioni vulcaniche. Sul basamento di roccia lavica che emerse dall’acqua i millenni portarono all’accumulo di altro materiale vulcanico, più leggero e friabile.

Scarsamente frequentato in epoca romana, che ha lasciato solo la piscina della Vasca di Giulia e pochi resti di muratura, l’isola fu rifugio di eremiti e poi divenne un’appendice agricola della vicina Ventotene.

La forma di Santo Stefano è grosso modo circolare, con uno sviluppo delle coste che sfiora i due chilometri mentre la superficie non supera i 29 ettari e la massima altezza sul livello del mare è di 84 metri. La presenza di scogliere tutto attorno a Santo Stefano ha sempre reso difficile l’approdo per la mancanza di un punto riparato.

ventotene


Ventotene: come arrivare

Per raggiungere l’isola di Ventotene l’imbarco è al porto di Formia, a circa un’ora circa di treno sia da Roma sia da Napoli. In entrambi i casi si può anche usare la macchina e parcheggiare a Formia in zone gratuite o a pagamento. Poi, per mare: Laziomar propone servizio traghetto e aliscafo, per il primo se si vuole imbarcare il mezzo è meglio prenotare con buon anticipo. C’è poi la compagnia di navigazione Snav che nella sola stagione estiva effettua il servizio aliscafo da Napoli a Ventotene.

Informandosi per ogni singolo caso, e periodo, possiamo trovare anche alberghi che forniscono un “servizio trasporti” per i propri clienti. Da sapere, prima di decidere se auto o treno e se portarsi la macchina sull’isola, che una volta sbarcati la circolazione è consentita solo un’ora dopo l’arrivo di traghetti e aliscafi, per preservare la tranquillità dell’isola.

 



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