Le Camere Pinte

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Martedì, 31 Agosto 2010 15:25

Sermoneta

Tracciare un quadro storico sulle origini della città di Sermoneta è un'opera in fieri. Le notizie che si accavallano e rincorrono su questa splendida cittadina medievale del Lazio, in provincia di Latina e a circa 60 Km da Roma, sono ancora incerte e confuse, lasciando adito a sempre nuove e possibili ipotesi.

Le fonti su cui lavorare sono purtroppo scarsissime e le poche notizie pervenuteci derivano da tutte da testi di scrittori latini, quali Plinio e Tito Livio. La tesi più diffusa, desunta principalmente da Plinio, ha voluto identificare Sermoneta con Sulmo, una delle città dell’antico Lazio di epoca preromana, quando la regione era popolata dai latini: quest'antica città era ubicata su un colle della catena dei monti Lepini, a 257 metri sul livello del mare.
Nonostante questa felice posizione geografica, intorno alla fine del secolo VI a.C., la città venne distrutta, probabilmente in seguito alle invasioni del popolo dei volsci. Sulmo, tuttavia, venne presto ricostruita e ripopolata da parte degli stessi volsci, i quali mutarono in Sora la denominazione della nuova città. Il nome Sermoneta, invece, sembra sia da ricondurre ad una guerra della città contro i romani, i quali, dopo averla conquistata, l’avevano denominata “Sora Moneta” per conservare la memoria di una vittoria ottenuta con il favore della dea Giunone Moneta e distinguerla così dall’altra città di Sora (oggi ubicata nella provincia di Frosinone). Da quel momento Sora Moneta, occupando una posizione strategica a ridosso dell’importante via Appia, divenne colonia romana. Appartenenti a quest’epoca sono giunti sino a noi i resti di una villa, su un monte poco lontano da Sermoneta, e soprattutto quelli di antichi templi, su cui poi nel Medioevo vennero edificate alcune chiese della città. 
Gli studi sulle origini di Sermoneta, però, pian piano col tempo perdono completamente qualsiasi appiglio cui basare le ricerche. La città, come diverse altre dell’antico Lazio, scompare dai documenti antichi senza lasciare alcuna traccia di sé, sembra distrutta dalle truppe sillane intorno all’81 a.C., durante la guerra civile romana tra Mario e Silla. 
Qualche notizia più precisa sulla storia di Sermoneta, per allontanarci dal campo delle ipotesi, inizia ad affiorare a partire dall’Alto Medioevo, momento in cui probabilmente iniziò il ripopolamento dell’antica città di epoca romana. Il nuovo processo di inurbamento nacque da una spinta comune a molte popolazioni italiche durante il periodo alto-medievale: a quel tempo si tornò ad edificare le città sopra colli, i quali potevano offrire un baluardo naturale quasi inespugnabile, per sottrarsi così alle popolazioni barbariche che stavano invadendo la nostra penisola. A quest'epoca alto-medievale risalgono le caratteristiche ‘case-torri’, ancora visibili all’interno del borgo, e la chiese di San Pietro in Corte e Santa Maria Assunta.

Maggiori notizie sulla città, infine, si cominciano ad avere dal Basso Medioevo in poi. Alcuni documenti del XII secolo danno informazioni su dei generici ‘domini de Sermineto’ e poi altri, ben più corposi, attestano nel 1264 l’inizio della signoria degli Annibaldi. 
Questa famiglia baronale romana eresse presto un possente castello, tanto da dominare non solo il borgo ma tutta la pianura circostante. I feudi degli Annibaldi, però, ebbero vita breve: complici le non buone condizioni finanziarie in cui versava la famiglia, nel 1297 tutte le proprietà vennero cedute a Pietro Caetani, conte di Caserta e membro di una Casata ormai in ascesa, dopo che suo zio Benedetto era stato eletto papa col nome di Bonifacio VIII. 
L’inizio della signoria Caetani, per noi contemporanei, segna anche il delinearsi di una storia della città dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò a scorrere parallelo ed a fondersi con quello della nobile Casata. Da quel momento, numerosi sono i documenti che testimoniano la storia e la crescita della città, centro di un feudo ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente acquisito un’importanza rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la situava in un punto strategico fondamentale per l’accesso a Roma dalla parte sud. Durante i secoli, tuttavia, non mancarono momenti di difficoltà: la città si trovò spesso a fronteggiare nemici di città vicine, come Sezze e Maenza, e venne anche coinvolta nelle innumerevoli guerre che contrapposero il papato all’Impero o ai re di Napoli. Il momento peggiore si ebbe quando nel 1499 papa Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò loro gli interi feudi per affidarli a sua figlia Lucrezia. La signoria dei Borgia, però, durò il breve volgere di quattro anni, poiché alla morte di Alessandro VI i Caetani vennero reintegrati nel possesso dei propri feudi da papa Giulio II della Rovere. 
Da ricordare, infine, sempre riguardo al grandissimo prestigio raggiunto dalla città, la partecipazione di Onorato IV Caetani alla battaglia di Lepanto, nelle acque del golfo di Corinto, con il grado di capitano generale di fanteria della flotta pontificia. Il signore di Sermoneta, a bordo della nave Grifona ed insieme ad altri concittadini, fu uno dei più eroici combattenti nello scontro armato e nella susseguente vittoria che, il 7 ottobre 1571, l'armata cristiana ottenne contro la flotta turca, interrompendo lo slancio espansionistico musulmano nel Mar Mediterraneo. 
Sermoneta, inoltre, nel corso del tempo vide soggiornare al suo interno diversi personaggi illustri, tra i quali papa Gregorio XIII e gli imperatori Federico III e Carlo V. La vita della città, sia nello splendore sia nelle lotte, era strettamente legata a quella dei propri feudatari. All’inizio del Seicento, quando i tempi iniziarono a cambiare e Sermoneta non ebbe più quel peso strategico del passato, i Caetani cominciarono ad abbandonarla. Da allora la città iniziò pian piano a perdere quello splendore che aveva acquistato secoli prima, dopo l’arrivo dei nipoti di Bonifacio VIII.

Cosa visitare nel centro storico:

CASTELLO CAETANI

MURA DI CINTA

CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

CHIESA DI SAN GIUSEPPE

CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

CONVENTO DI SAN FRANCESCO

SINAGOGA EBRAICA

COPIA ED INCLOLLA IL LINK DI SEGUITO INDICATO PER SCARICARE GRATUITAMENTE LA "GUIDA DI SERMONETA", UN UTILISSIMO DEPLIANT RICCO DI INFORMAZIONI TURISTICHE, CENNI STORICI, MONUMENTI DA VISITARE, GUIDA AI RISTORANTI, EVENTI IN PROGRAMMA E CURIOSITA' SULLA CITTADINA MEDIEVALE DI SERMONETA:


http://www.comunedisermoneta.it/wp-content/uploads/2010/07/Comune-di-Sermoneta-Guida-2014.pdf


Dal 2016 la Fondazione Caetani che cura e gestisce il Giardino di Ninfa ed il Castello di Sermoneta, ha deciso di agevolare l’ingresso e rendere più piacevole la passeggiata nel "Giardino privato più bello d'Italia 2015"grazie all'acquisto online.

Sia i gruppi che i singoli visitatori (individui, coppie, amici, famiglie, gruppi inferiori ad i 25 partecipanti) per visitare il Giardino di Ninfa nelle date ufficiali di apertura al pubblico dovranno acquistare il contributo di visita online scegliendo il giorno e la fascia oraria.

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Alcune informazioni utili:


ll giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000 al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale, l’habitat costituito dal fiume Ninfa, lo specchio lacustre da esso formato e le aree circostanti che costituiscono la naturale cornice protettiva dell’intero complesso, nelle quali è compreso anche il Parco Naturale Pantanello, inaugurato il 15 dicembre 2009.


Il nome Ninfa deriva da un tempietto di epoca romana, dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, costruito nei pressi dell’attuale giardino. 
A partire dal VIII l’Imperatore Costantino V Copronimo concesse a Papa Zaccaria questo fertile luogo, facente parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima, entrò a far parte dell’amministrazione pontificia. Al tempo contava solo pochi abitanti, ma aveva assunto un ruolo strategico per la presenza della Via Pedemontana: trovandosi ai piedi dei Monti Lepini, era l’unico collegamento alle porte di Roma che conduceva al sud quando la Via Appia era ricoperta dalle paludi. Dopo l'XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fra le varie famiglie che la governarono ricordiamo i Conti Tuscolo, legati alla Roma pontificia, e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la considerazione economica e politica di Ninfa, ricordiamo infatti che nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, figura potente e ambiziosa, che nel 1298 aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli. 
Pietro II Caetani ampliò il castello della città, aggiungendo la cortina muraria con i quattro fortini e innalzando la torre, già presente, a 32 metri, e realizzò il palazzo baronale.

Nel 1382 Ninfa fu saccheggiata e distrutta da parte di Onorato Caetani sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI. 
La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina, i cittadini sopravvissuti se ne andarono lasciando alle spalle i resti di una città fantasma, gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove. Nonostante ciò le chiese continuarono ad essere officiate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere del tutto abbandonate. Oggi rimangono i ruderi di San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, San Salvatore e Santa Maria Maggiore, cui parte degli affreschi furono distaccati nel 1971 per essere custoditi nel castello Caetani di Sermoneta. 

Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un ‘giardino delle sue delizie’. Il lavoro fu affidato a Francesco da Volterra che progettò un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, proprio accanto alla rocca medievale dei Frangipane. Alla morte del cardinale quel luogo di delizie, in cui furono coltivate pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani, e allevate trote di origine africane, fu abbandonato. Un nuovo tentativo di insediamento fu fatto da un altro esponente della famiglia Caetani nel XVII, il Duca Francesco IV, il quale ‘buono al governo dei fiori’, si dedicò alla rinascita dell’hortus conclusus ma la malaria costrinse anche lui ad allontanarsi da Ninfa. Della sua opera rimangono le polle d'acqua e le fontane. 
Durante l’Ottocento il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la ‘Pompei del Medioevo’, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide. 
Alla fine dell'Ottocento i Caetani ritornarono su i possedimenti da tempo abbandonati. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani, con due dei sui sei figli, Gelasio e Roffredo, si occuparono di Ninfa decidendo di crearvi un giardino in stile anglosassone, dall’aspetto romantico. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale, che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede degli uffici della Fondazione Roffredo Caetani. 
La realizzazione del giardino fu guidata soprattutto da sensibilità e sentimento, seguendo un indirizzo libero, spontaneo, informale, senza una geometria stabilita. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, continuò la cura del giardino introducendo nuove specie di arbusti e rose e negli anni Trenta del Novecento aprì le sue porte all’importante circolo di letterati ed artisti legato alle riviste da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”, come luogo ideale in cui ispirarsi. 
Durante la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Caetani si rifugiò nel castello Caetani di Sermoneta, facendo ritorno a Ninfa solo dopo il 1944, il giardino nel mentre fu utilizzato come base per le munizioni da parte dei soldati tedeschi, che ne preservarono l’integrità grazie agli alberi presenti che favorirono la possibilità di mimetizzarsi. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Aggiunse numerose magnolie, prunus e rose rampicanti, e, insieme alla madre Marguerite, realizzò accanto alle mura sud della città di Ninfa un rock garden, chiamato anche ‘colletto’. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino.

Un accenno alla flora del Giardino
All’interno del giardino di Ninfa si incontrano varietà di magnolie decidue, betulle, iris palustri e una sensazionale varietà di aceri giapponesi, inoltre a primavera i ciliegi e meli ornamentali fioriscono in maniera spettacolare. 
Fra le oltre 1300 piante diverse introdotte che è possibile ammirare negli otto ettari di giardino ricordiamo i viburni, i caprifogli, i ceanothus, gli agrifogli, le clematidi, i cornioli, le camelie.
Molte varietà di rose rampicanti sono sostenute dalle rovine ed estendono i lunghi rami vigorosi sugli alberi quali:  Rosa banksiae banksiae, RosaTausendshön, Rosa 'Mme. Alfred Carriere', Rosa filipes 'Kiftsgate', Rosa 'Gloire de Dijon', Rosa ‘Climbing Cramoisi Supérieur’.Le rose arbustive bordano il fiume, i ruscelli, i sentieri o formano aiuole come Rosa roxburghii, Rosa ‘Général Shablikine’, Rosa 'Mutabilis', Rosa hugoni, Rosa 'Ballerina', Rosa 'Iceberg', Rosa 'Max Graf', Rosa 'Complicata', Rosa 'Penelope, Rosa 'Buff Beauty'.
Il clima particolarmente mite di Ninfa permette anche la coltivazione di piante tropicali come l’avocado, la gunnera manicata del Sud America e i banani.
Vi sono anche molti arbusti piantati non solo per la loro bellezza ma anche perché offrono ospitalità alle numerose forme di animali presenti fra cui si evidenzia il folto gruppo dell’avifauna rappresentato da oltre 100 specie censite.

Martedì, 31 Agosto 2010 13:37

Abbazia di Fossanova

Turismo Religioso: L'Abbazia di Fossanova. BANDIERA ARANCIONE

Frazione del Comune di Priverno, Fossanova è un incantevole borgo medievale racchiuso nella suggestiva cornice della celebre e splendida abbazia cistercense di S. Maria, fondata dai monaci benedettini nel IX sec., con la caratteristica pianta a tre navate su pilastri, con transetto e coro rettangolare; dalla destra della chiesa si accede al chiostro, al refettorio e alla sala capitolare, tutti luoghi ricchi di elementi architettonici di grande fascino. Nel 1274 presso la casa dell’Abate morì S. Tommaso D’Aquino. Il borgo, costituito da antichi edifici esaltati dalla locale pietra calcarea, ospita anche il Museo medievale, allestito nell’antica Foresteria cistercense, dove si può rivivere la vita medievale attraverso materiali provenienti dai recenti scavi condotti nell'area. Da non perdere, in agosto, la Festa medievale, una rievocazione storica di tradizioni e balli dell’epoca accompagnati da sapori antichi. Numerosi sono inoltre i prodotti tipici, come quelli caseari derivati dalla bufala, tra cui mozzarella (prodotta esclusivamente da latte intero di bufala cui viene aggiunto solo caglio e sale), ricotta, caciotta, primo sale e la carne, come spezzatini, prosciutti e salsicce.

La località, facilmente accessibile e visitabile a piedi grazie alla presenza di un’area pedonale, si distingue per il valore, la varietà e la fruibilità degli attrattori storico-culturali e per la promozione delle risorse e delle produzioni tipiche. Il borgo ha inoltre un punto di informazione turistica dedicato e con orari estesi in alta stagione.

L'Abbazia:
La chiesa, consacrata nel 1208, ha in facciata un portale a decorazione cosmatesca e una grande rosa; sull'alto transetto si leva la torre ottagonale a bifore del tiburio. L'interno, prezioso esempio dell'architettura cistercense primitiva, è a tre navate su pilastri, con transetto e coro rettangolare. A destra della chiesa sta il complesso dell'abbazia: dalla navata destra si accede al chiostro* a colonnine binate, costruito dal 1280 al 1300, romanico su tre lati, gotico nel quarto e con un'edicola a copertura piramidale. Intorno al chiostro si aprono: il refettorio con il pulpito per la lettura dei testi sacri; il calefactorium, sala per le riunioni invernali attorno al grande camino; la sala capitolare, del 1250, a due navate illuminate da due grandi bifore. Al piano superiore della foresteria è la camera, trasformata in cappella, nella quale, secondo la tradizione, morì S. Tommaso d'Aquino (1274). Separati dal monastero, l'infermeria e altre dipendenze.

 

Martedì, 31 Agosto 2010 12:59

Abbazia di Valvisciolo

Abbazia di Valvisciolo (Sermoneta)

Dedicata a Santo Stefano si trova a 100 m. di altitudine sul fianco ovest del Monte Carbolino ai piedi dei terrazzamenti pre-romani. Inizialmente il monastero fu abitato dai monaci Basiliani (sec X-XI), successivamente dai Cavalieri Templari che la ebbero in dono per i loro servizi in Terra Santa. L'Abbazia fu anche la sede dei monaci Cistercensi di Marmosolio che quando nel 1206 ebbero il permesso di rimanervi diedero inizio ai lavori dallo stile “Gotico-Cistercense” creato dall'ordine di Citeaux. Valvisciolo fa riferimento all'Abbazia Madre di Clairvaux. 'ingresso laterale dell'Abbazia di Valvisciolo si può accedere ai locali del Dispensarium dove, nell'ottobre del 2003 fu istituita la galleria dedicata all'abate Stanislao White (1838-1911); generoso monaco irlandese che si prodigò per l'abbazia che diresse fra la fine del 800 e i primi del 900.

Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)
Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)

La galleria nacque dalla donazione di 41 opere quasi tutte incisioni originali e disegni databili tra inizio 500 e 800 da parte di Guglielmo Guidi. Tra gli autori più famosi ricordiamo: Guido Reni, Guercino, Giovan Battista Piranesi. La collezione comprende anche alcune opere della stessa abbazia: una Deposizione (olio su tela del Pomarancio del 1589); una Vergine Immacolata (attribuita a Raimondo Giarré del 1857); un ritratto di Papa Pio IX (del 1842 di Giovanni Vitta) e infine quello dell'abate White (del 1902 attribuito ad Aurelio Miriani).

Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)
Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)
Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)
Abbazia di Valvisciolo Sermoneta (LT)
Mercoledì, 10 Novembre 2010 15:11

Bassiano

Nel 1240, Gregorio IX nomina Signore dei Castelli di Sermoneta e Bassiano Trasmondo Annibadi, per ringraziarlo dell'aiuto ricevuto contro i tentativi di invasione di Federico II. Gli Annibaldi governarono le nostre terre fino al 1297 anno in cui il castello possò in possesso dei Caetani che lo governarono fino alla soppressione dei feudi, fatta eccezione che per un decennio (1492 – 1502) in cui governorono i Borgia.

Le maestose mura castellane, fatte costruire dai Caetani nel XIII secolo, costituiscono la struttura a spirale del paese, una serie di scalette crea un gioco tra i vicoli e passaggi nasosti che culminano verso la collina in cui troneggia la chiesa di S. Erasmo e la piazza della Torre Civica. Le tre porte di accesso al borgo non rappresentano semplicemente un apertura nelle mura ma un luogo dì incontro fra due mondi: l’urbano ed il rurale, l’interno e l’esterno. Entrando nel borgo attraverso l’arco della Porta nuova e affacciandosi dalla terrazza del belvedere ci si ritrova immersi in un mare di verde fatto di faggi di lecci e di quercie. Il borgo medioevale è costruito da antiche case chiamate “Case Torri” interrotte da una serie di affascinanti vicoli.

 

Martedì, 31 Agosto 2010 12:29

Abbazia di Casamari

Nel territorio del comune di Veroli, a 9 km dal centro, sulla via Maria, - raggiungibile facilmente anche dall'autostrada Frosinone-Sora - sorge l'abbazia di Casamari. Essa fu edificata sulle rovine dell'antico municipio romano denominato Cereatae, perchè dedicato alla dea Cerere. Il nome Casamari è di origine latina e significa "Casa di Mario", patria del console romano Caio Mario, celebre condottiero, nemico di Silla.

xInfo Visita: http://www.casamari.it

Mercoledì, 10 Novembre 2010 15:08

Parco Nazionale del Circeo

In qualunque zone vi troviate sulla costa sud del Lazio sarà impossibile per il vostro sguardo non imbattersi nel profilo del meraviglioso promontorio del Circeo. Un  monte di circa 540mt che si affaccia su un mare cristallino, immerso in uno spettacolare parco naturale e circondato da caratteristici paesini. Un luogo magnifico che da sempre è incontro tra

natura, storia e mito


Costa del Circeo


Istituito nel 1934, il Parco nazionale del Circeo, dista soli 100 Km da Roma e sorge nel tratto di litorale compreso tra Anzio e Terracina.

Da vedere
Durante i secoli il Circeo è stato prima una colonia romana, nel Medioevo, possedimento dei Templari, poi un feudo dei nobili Caetani e infine una roccaforte pontificia. 
Oltre ai resti dei vari periodi, a cominciare dai ritrovamenti preistorici presenti in diverse grotte, senza dubbio i tesori da vedere da queste parti sono quelli naturali. A cominciare dalle meraviglie del Parco, nato per tutelare un insieme di ambienti ed ecosistemi.
La Duna Litoranea del Parco Nazionale del Circeo, con la sua caratteristica forma a mezzaluna si estende lungo tutta la costa, da Sabaudia per 25 Km verso nord, fino a Capo Portiere. E' un ambiente unico in Italia e per questo è tutelato dall'Unione Europea. La spiaggia è formata da sabbie sottili e alle sue spalle si innalzano dune a tratti molto alte. 
Da visitare uno per uno anche i paesi che fanno parte del Parco, ognuno con caratteristiche che lo rendono unico con Latina, la cittadina più recente, ideale come punto di arrivo.

Sabaudia, una striscia di terra, tra il mare e i laghi, splendide le ville che si affacciano sul Tirreno. Magnifico poi San Felice Circeo, ricco di luoghi naturali ma anche di tesori antichi. Dal paese si gode di una vista splendida su tutto il golfo fino a Formia.


Da fare
Un'escursione nella Selva di Circe, uno dei rari esempi meglio conservati e più estesi di foresta di pianura esistente in Italia. Qui si possono osservare alcuni esemplari della fauna ospitata dal Parco come il cinghiale, oltre alla presenza della piscina detta "della Verdesca", relitto dell’antica palude pontina. 
Gli amanti del trekking troveranno numerosi sentieri da percorrere sul Monte Circeo.
A ridosso e parallelamente alla Duna Litoranea, si sviluppa un ambiente lagunare costituito da quattro laghi costieri in successione - il Lago di Sabaudia o di Paola, il lago di Caprolace, il Lago dei Monaci e il Lago di Fogliano. In queste zone si possono praticare numerosi sport acquatici, dal canottaggio alla vela. 
Tanti poi i luoghi in cui maneggiare calmi destrieri per lunghe passeggiate tra i boschi o sul lungomare.

Da non perdere
La festa del pesce azzurro che si tiene a settembre e quella di Santa Maria della Sorresca, il giorno dopo la Pentecoste. Per quest'ultima dalla chiesa di S.Felice Martire (nel centro storico) parte una processione, in cui si porta a spalla la statua della Madonna, che arriva fino a Sabaudia, sulle rive del Lago di Paola, dove è situato l'antichissimo santuario di Santa Maria della Sorresca. 

Una gita all'isola di Zannone che, oltre a far parte del Parco nazionale del Circeo, è una delle Isole Pontine, con Ventotene, Ponza, Palmarola, Santo Stefano e Gavi. E' la più settentrionale di tutte  e l'unica ad essere costituita da rocce vulcaniche e da rocce sedimentarie risalenti a oltre 200 milioni di anni fa.

Martedì, 31 Agosto 2010 12:39

Terracina

Terracina, sulla costa pontina in Provincia di Latina, è forse la più affascinante delle cittadine costiere del Lazio. Di lei si innamorò Goethe nel suo viaggio in Italia e sulla sua sommità salì Ulisse per guardarsi intorno e scorgere il profilo del Circeo abitato dalla Maga.

Terracina bassa ha un lungomare vivo in estate con chioschi e stabilimenti balneari, un viale piacevole con negozi, ristoranti e belle zone residenziali.

Terracina alta è il gioiello più bello di Terracina. Chiuse nelle antiche mura medievali ci sono i resti di un tempio romano, mosaici, un foro romano accanto al quale corre intatta la Via Appia antica, una cattedrale medioevale costruita con resti, statue e reperti romani e il basamento enorme di un tempio dedicato a Giove che guarda il mare. Terracina alta è anche il posto dove trovare enoteche, osterie e locali.

cosa vedere terracina

Di seguito 10 immagini e altrettanti luoghi speciali da vedere a Terracina che vi faranno innamorare perdutamente.

TEMPIO DI GIOVE ANXUR

A picco sul mare, sulla sommità del monte, veglia su Terracina un antico tempio romano dedicato a Giove. La sua vista dal basso fa pensare a racconti e leggende omeriche. Dal tempio la vista sul Golfo di Gaeta e sul Promontorio del Circeo è spettacolare.

Sul sito ufficiale del  Tempio di Giove Anxur. trovate tutte le info per visitarlo, è a pagamento.

Martedì, 31 Agosto 2010 12:32

Sperlonga

 

Nel Lazio non c'è solo la capitale. Ci sono anche monti e colline, pianure coltivate e borghi dalla storia millenaria, spiagge assolate e splendide isole, laghi e vallate. E’ una terra che unisce i due volti così differenti della nostra penisola, terra da scoprire, da conoscere, da apprezzare. Il suo lembo più a sud, quello che si spinge fino alle soglie della Campania settentrionale, è la terra di Latina, zona di ampie campagne, spiagge e borghi arroccati sul mare. Gaeta e Sperlonga appartengono al meglio di questo angolo di Lazio, due dei gioielli di questa regione, baluardi sul mare. Da queste parti la parlata è già quella meridionale e tanto di meridione si respira per vicoli e strade. Napoli è infatti più vicina di quanto realmente la mappa indichi.

VENERDÌ SERA A SPERLONGA
Sono le grandi distese coltivate ad accompagnarci alla volta dell’estremo sud del Lazio. E’ Terracina l’ultimo importante centro sulla strada che dal capoluogo, Latina, porta alla Riviera d’Ulisse, che unisce i borghi dell’estremo litorale meridionale laziale: Gaeta, Formia, Minturno e Sperlonga. Non si vede il mare in questo tratto della strada statale Flacca che taglia in due distese coltivate e che da Terracina porta fino a Formia. Lasciata la Flacca ci si addentra in Sperlonga.
Non può che essere il litorale la meta della serata. Mentre il sole abbraccia lentamente il mare si gusta una buona frittura di alici, calamari e gamberi bianchi da accompagnare con un buon vino bianco locale, magari un Cori oppure un Velletri bianco. Poi una passeggiata lungo le rive del Tirreno tra le luci di Sperlonga.


SABATO A SPERLONGA
Può cominciare con pane, pomodoro, sale, olio e basilico la giornata a Sperlonga, questo gioiello della Riviera d’Ulisse dove si respira l’aria del sud. Colazione sostanziosa e anche un tantino insolita per meglio affrontare la passeggiata alla scoperta dell’antico borgo che, arroccato su uno sperone di roccia, domina le grandi distese pianeggiati della costa pontina.
Quella di Sperlonga è una storia di scorrerie ed aggressioni, luogo ambìto da Saraceni e Turchi ma anche apprezzato e valorizzato dai Romani, innamorati dal suo bellissimo litorale, dove Tiberio vi fece costruire una sua residenza. Nel suo cuore storico ci si deve lasciar trascinare dalla curiosità, dall’incanto dei suoi pittoreschi vicoli, dalle sue piazzette, dai suoi archi e dalle sue scalette. Dalla struttura tipicamente medioevale, Sperlonga è un susseguirsi di salite e discese, un continuo svelare panorami e scorci caratteristici, arricchiti dal contrasto dei colori del mare, dalla vegetazione e dalla luce, protagonista di questo angolo di Tirreno che si affaccia sull’arcipelago ponziano.


Un tempo castello chiuso, a Sperlonga si accede oggi da Porta Carrese e da Porta Marina, le principali vie d’accesso al borgo. Una volta entrativi è difficile non lasciarsi trascinare dalle emozioni e dalle caratteristiche botteghe che si mescolano agli scorci affrescati, alle tortuose straducole che si perdono nel borgo. Da vedere nel centro storico la chiesa di Santa Maria, già esistente nel XII secolo, con l’interno a due navate, che custodisce presso l’altare maggiore una tela raffigurante l’Assunta. Pranzo leggero, magari da godere con vista sul Tirreno, con insalata di mare con sedano bianco di Sperlonga, tipicità locale, e olive della vicina Gaeta, per proseguire con un’insalatina con tonno affumicato e ricotta di bufala.


Pomeriggio di cultura presso il Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, che propone materiale proveniente dalla vicina grotta di Tiberio, tra cui la statua di Odisseo, del II secolo d.C., quella di Ganimede, anch’essa del II secolo d.C., il gruppo di Polifemo in marmo, una ricca collezione scultorea, tra cui ritratti di personaggi imperiali, statue, immagini di divinità, oggetti di bronzo, terrecotte, suppellettili in ceramica.
Tardo pomeriggio a passeggio al porticciolo, all’ombra del borgo antico, per respirare ancora il profumo del mare e alimentare l’appetito con i profumi dei ristorantini. Paccheri di Gragnano con cozze sperlongane e pecorino Itrano e un involtino di orata e melanzane ripieno di gambero rosso sono le prelibate pietanze da assaporare con lo sguardo appoggiato sull’orizzonte.

 

Mercoledì, 10 Novembre 2010 15:08

Gaeta

 

GAETA
Si torna sulla statale Flacca e, lasciata Sperlonga, ci si sposta a Gaeta. A tratti il percorso svela bei panorami sul mare, fino a giungere a questa caratteristica lingua di terra che si insinua nel Tirreno. Come Sperlonga anche Gaeta fu meta di assalti e scorribande per secoli, fino a divenire poi roccaforte borbonica del Regno di Napoli tanto da conservare ancora oggi, nonostante sia terra laziale, uno spirito profondamente partenopeo.


Due sono le anime storiche della città. Gaeta vecchia e Gaeta borgo, un tempo divise dalle mura medioevali abbattute nel 1960 dall’allora amministrazione comunale. Per respirare al meglio la città e la sua cultura cittadina è ideale una passeggiata mattutina sull’arioso lungomare Caboto che ci consente di scoprire la chiesa della SS. Annunziata, a navata unica divisa in quattro campate coperte da volte a crociera, con il pavimento che presenta gli stemmi della città. Imperdibile la Grotta d’Oro o cappella dell’Immacolata, parte della chiesa dell’Annunziata, opera rinascimentale del 1531 dalle splendide dorature nel soffitto a cassettoni e nelle cornici alle pareti. Inoltrandosi nella Gaeta vecchia ecco la Cattedrale dominata dallo splendido campanile del XII secolo, considerato uno dei più belli d’Italia.
Pranzo con la tipica Tiella di Gaeta con ripieno di polpo lessato, pomodo e peperoncino piccante, oppure farcita con alici e scarola.
Primo pomeriggio lontano dal vociar dei vicoli della città vecchia. Si sale alla volta del castello. Sulla strada c’è la chiesa di San Francesco, eretta nella seconda metà dell’Ottocento in stile ecclettico, dalla bella doppia scalinata e dai maestosi interni. 



Due complessi distinti compongono il castello, principale espressione della lunga storia di assedi e battaglie che caratterizzano la storia della città. Il castello Angioino, risalente al 1289, con quattro torri angolari, carcere di massima sicurezza per detenuti del calibro di Kappler ed i nazisti di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine, ed oggi sede dell’Università di Cassino, ed il castello Aragonese, risalente al 1436, dove fu “trattenuto” Giuseppe Mazzini alla vigilia della breccia di Porta Pia. Seconda parte del pomeriggio da dedicare alla bella Pinacoteca comunale d’arte contemporanea “Giovanni da Gaeta”, dov’è possibile apprezzare opere di Ladislas Kijno, Alberto Magnelli, Hans Hartung ed una preziosa collezione di opere d’artisti nazionali tra cui Ennio Calabria, Nunzio Bibbò, Mario Persico, Carlo Montarsolo, Giancarlo Isola e Gabriele Cena.


Sono le specialità e le golosità della tavola cittadina ad allietare la cena serale in questo angolo della Riviera d’Ulisse. La straordinaria bufala campana Dop, prodotta anche nel basso Lazio, l’ottima ricotta di bufala e la saporita salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio cucinata alla brace da accompagnare da un buon vino rosso locale, magari il rosso di Terracina. E’ la brezza di questo angolo di Tirreno ad accarezzare la pace di quest’ultimo frammento di weekend in questo angolo di Lazio che ha ancora tanto da raccontare.

L'EVENTO
Dal 22 aprile al primo maggio 2016, è in programma a Gaeta Yacht Med Festival, una "fiera Internazionale dell’economia del mare" che rappresenta tutti i settori legati all’economia del mare: dalla nautica alla portualità turistica e commerciale, dalla pesca al turismo, fino all'editoria, alla musica e all'agroalimentare.
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