b&b sermoneta Le Camere Pinte - bed and breakfast latina

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Giardini di Ninfa | b&b sermoneta | bed and breakfast latina
Martedì, 31 Agosto 2010 15:25

Sermoneta

Tracciare un quadro storico sulle origini della città di Sermoneta è un'opera in fieri. Le notizie che si accavallano e rincorrono su questa splendida cittadina medievale del Lazio, in provincia di Latina e a circa 60 Km da Roma, sono ancora incerte e confuse, lasciando adito a sempre nuove e possibili ipotesi.

Le fonti su cui lavorare sono purtroppo scarsissime e le poche notizie pervenuteci derivano da tutte da testi di scrittori latini, quali Plinio e Tito Livio. La tesi più diffusa, desunta principalmente da Plinio, ha voluto identificare Sermoneta con Sulmo, una delle città dell’antico Lazio di epoca preromana, quando la regione era popolata dai latini: quest'antica città era ubicata su un colle della catena dei monti Lepini, a 257 metri sul livello del mare.
Nonostante questa felice posizione geografica, intorno alla fine del secolo VI a.C., la città venne distrutta, probabilmente in seguito alle invasioni del popolo dei volsci. Sulmo, tuttavia, venne presto ricostruita e ripopolata da parte degli stessi volsci, i quali mutarono in Sora la denominazione della nuova città. Il nome Sermoneta, invece, sembra sia da ricondurre ad una guerra della città contro i romani, i quali, dopo averla conquistata, l’avevano denominata “Sora Moneta” per conservare la memoria di una vittoria ottenuta con il favore della dea Giunone Moneta e distinguerla così dall’altra città di Sora (oggi ubicata nella provincia di Frosinone). Da quel momento Sora Moneta, occupando una posizione strategica a ridosso dell’importante via Appia, divenne colonia romana. Appartenenti a quest’epoca sono giunti sino a noi i resti di una villa, su un monte poco lontano da Sermoneta, e soprattutto quelli di antichi templi, su cui poi nel Medioevo vennero edificate alcune chiese della città. 
Gli studi sulle origini di Sermoneta, però, pian piano col tempo perdono completamente qualsiasi appiglio cui basare le ricerche. La città, come diverse altre dell’antico Lazio, scompare dai documenti antichi senza lasciare alcuna traccia di sé, sembra distrutta dalle truppe sillane intorno all’81 a.C., durante la guerra civile romana tra Mario e Silla. 
Qualche notizia più precisa sulla storia di Sermoneta, per allontanarci dal campo delle ipotesi, inizia ad affiorare a partire dall’Alto Medioevo, momento in cui probabilmente iniziò il ripopolamento dell’antica città di epoca romana. Il nuovo processo di inurbamento nacque da una spinta comune a molte popolazioni italiche durante il periodo alto-medievale: a quel tempo si tornò ad edificare le città sopra colli, i quali potevano offrire un baluardo naturale quasi inespugnabile, per sottrarsi così alle popolazioni barbariche che stavano invadendo la nostra penisola. A quest'epoca alto-medievale risalgono le caratteristiche ‘case-torri’, ancora visibili all’interno del borgo, e la chiese di San Pietro in Corte e Santa Maria Assunta.

Maggiori notizie sulla città, infine, si cominciano ad avere dal Basso Medioevo in poi. Alcuni documenti del XII secolo danno informazioni su dei generici ‘domini de Sermineto’ e poi altri, ben più corposi, attestano nel 1264 l’inizio della signoria degli Annibaldi. 
Questa famiglia baronale romana eresse presto un possente castello, tanto da dominare non solo il borgo ma tutta la pianura circostante. I feudi degli Annibaldi, però, ebbero vita breve: complici le non buone condizioni finanziarie in cui versava la famiglia, nel 1297 tutte le proprietà vennero cedute a Pietro Caetani, conte di Caserta e membro di una Casata ormai in ascesa, dopo che suo zio Benedetto era stato eletto papa col nome di Bonifacio VIII. 
L’inizio della signoria Caetani, per noi contemporanei, segna anche il delinearsi di una storia della città dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò a scorrere parallelo ed a fondersi con quello della nobile Casata. Da quel momento, numerosi sono i documenti che testimoniano la storia e la crescita della città, centro di un feudo ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente acquisito un’importanza rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la situava in un punto strategico fondamentale per l’accesso a Roma dalla parte sud. Durante i secoli, tuttavia, non mancarono momenti di difficoltà: la città si trovò spesso a fronteggiare nemici di città vicine, come Sezze e Maenza, e venne anche coinvolta nelle innumerevoli guerre che contrapposero il papato all’Impero o ai re di Napoli. Il momento peggiore si ebbe quando nel 1499 papa Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò loro gli interi feudi per affidarli a sua figlia Lucrezia. La signoria dei Borgia, però, durò il breve volgere di quattro anni, poiché alla morte di Alessandro VI i Caetani vennero reintegrati nel possesso dei propri feudi da papa Giulio II della Rovere. 
Da ricordare, infine, sempre riguardo al grandissimo prestigio raggiunto dalla città, la partecipazione di Onorato IV Caetani alla battaglia di Lepanto, nelle acque del golfo di Corinto, con il grado di capitano generale di fanteria della flotta pontificia. Il signore di Sermoneta, a bordo della nave Grifona ed insieme ad altri concittadini, fu uno dei più eroici combattenti nello scontro armato e nella susseguente vittoria che, il 7 ottobre 1571, l'armata cristiana ottenne contro la flotta turca, interrompendo lo slancio espansionistico musulmano nel Mar Mediterraneo. 
Sermoneta, inoltre, nel corso del tempo vide soggiornare al suo interno diversi personaggi illustri, tra i quali papa Gregorio XIII e gli imperatori Federico III e Carlo V. La vita della città, sia nello splendore sia nelle lotte, era strettamente legata a quella dei propri feudatari. All’inizio del Seicento, quando i tempi iniziarono a cambiare e Sermoneta non ebbe più quel peso strategico del passato, i Caetani cominciarono ad abbandonarla. Da allora la città iniziò pian piano a perdere quello splendore che aveva acquistato secoli prima, dopo l’arrivo dei nipoti di Bonifacio VIII.

Cosa visitare nel centro storico:

CASTELLO CAETANI

MURA DI CINTA

CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

CHIESA DI SAN GIUSEPPE

CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

CONVENTO DI SAN FRANCESCO

SINAGOGA EBRAICA

COPIA ED INCLOLLA IL LINK DI SEGUITO INDICATO PER SCARICARE GRATUITAMENTE LA "GUIDA DI SERMONETA", UN UTILISSIMO DEPLIANT RICCO DI INFORMAZIONI TURISTICHE, CENNI STORICI, MONUMENTI DA VISITARE, GUIDA AI RISTORANTI, EVENTI IN PROGRAMMA E CURIOSITA' SULLA CITTADINA MEDIEVALE DI SERMONETA:


http://www.comunedisermoneta.it/wp-content/uploads/2010/07/Comune-di-Sermoneta-Guida-2014.pdf


Dal 2016 la Fondazione Caetani che cura e gestisce il Giardino di Ninfa ed il Castello di Sermoneta, ha deciso di agevolare l’ingresso e rendere più piacevole la passeggiata nel "Giardino privato più bello d'Italia 2015"grazie all'acquisto online.

Sia i gruppi che i singoli visitatori (individui, coppie, amici, famiglie, gruppi inferiori ad i 25 partecipanti) per visitare il Giardino di Ninfa nelle date ufficiali di apertura al pubblico dovranno acquistare il contributo di visita online scegliendo il giorno e la fascia oraria.

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Alcune informazioni utili:


ll giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000 al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale, l’habitat costituito dal fiume Ninfa, lo specchio lacustre da esso formato e le aree circostanti che costituiscono la naturale cornice protettiva dell’intero complesso, nelle quali è compreso anche il Parco Naturale Pantanello, inaugurato il 15 dicembre 2009.


Il nome Ninfa deriva da un tempietto di epoca romana, dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, costruito nei pressi dell’attuale giardino. 
A partire dal VIII l’Imperatore Costantino V Copronimo concesse a Papa Zaccaria questo fertile luogo, facente parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima, entrò a far parte dell’amministrazione pontificia. Al tempo contava solo pochi abitanti, ma aveva assunto un ruolo strategico per la presenza della Via Pedemontana: trovandosi ai piedi dei Monti Lepini, era l’unico collegamento alle porte di Roma che conduceva al sud quando la Via Appia era ricoperta dalle paludi. Dopo l'XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fra le varie famiglie che la governarono ricordiamo i Conti Tuscolo, legati alla Roma pontificia, e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la considerazione economica e politica di Ninfa, ricordiamo infatti che nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, figura potente e ambiziosa, che nel 1298 aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli. 
Pietro II Caetani ampliò il castello della città, aggiungendo la cortina muraria con i quattro fortini e innalzando la torre, già presente, a 32 metri, e realizzò il palazzo baronale.

Nel 1382 Ninfa fu saccheggiata e distrutta da parte di Onorato Caetani sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI. 
La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina, i cittadini sopravvissuti se ne andarono lasciando alle spalle i resti di una città fantasma, gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove. Nonostante ciò le chiese continuarono ad essere officiate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere del tutto abbandonate. Oggi rimangono i ruderi di San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, San Salvatore e Santa Maria Maggiore, cui parte degli affreschi furono distaccati nel 1971 per essere custoditi nel castello Caetani di Sermoneta. 

Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un ‘giardino delle sue delizie’. Il lavoro fu affidato a Francesco da Volterra che progettò un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, proprio accanto alla rocca medievale dei Frangipane. Alla morte del cardinale quel luogo di delizie, in cui furono coltivate pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani, e allevate trote di origine africane, fu abbandonato. Un nuovo tentativo di insediamento fu fatto da un altro esponente della famiglia Caetani nel XVII, il Duca Francesco IV, il quale ‘buono al governo dei fiori’, si dedicò alla rinascita dell’hortus conclusus ma la malaria costrinse anche lui ad allontanarsi da Ninfa. Della sua opera rimangono le polle d'acqua e le fontane. 
Durante l’Ottocento il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la ‘Pompei del Medioevo’, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide. 
Alla fine dell'Ottocento i Caetani ritornarono su i possedimenti da tempo abbandonati. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani, con due dei sui sei figli, Gelasio e Roffredo, si occuparono di Ninfa decidendo di crearvi un giardino in stile anglosassone, dall’aspetto romantico. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale, che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede degli uffici della Fondazione Roffredo Caetani. 
La realizzazione del giardino fu guidata soprattutto da sensibilità e sentimento, seguendo un indirizzo libero, spontaneo, informale, senza una geometria stabilita. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, continuò la cura del giardino introducendo nuove specie di arbusti e rose e negli anni Trenta del Novecento aprì le sue porte all’importante circolo di letterati ed artisti legato alle riviste da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”, come luogo ideale in cui ispirarsi. 
Durante la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Caetani si rifugiò nel castello Caetani di Sermoneta, facendo ritorno a Ninfa solo dopo il 1944, il giardino nel mentre fu utilizzato come base per le munizioni da parte dei soldati tedeschi, che ne preservarono l’integrità grazie agli alberi presenti che favorirono la possibilità di mimetizzarsi. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Aggiunse numerose magnolie, prunus e rose rampicanti, e, insieme alla madre Marguerite, realizzò accanto alle mura sud della città di Ninfa un rock garden, chiamato anche ‘colletto’. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino.

Un accenno alla flora del Giardino
All’interno del giardino di Ninfa si incontrano varietà di magnolie decidue, betulle, iris palustri e una sensazionale varietà di aceri giapponesi, inoltre a primavera i ciliegi e meli ornamentali fioriscono in maniera spettacolare. 
Fra le oltre 1300 piante diverse introdotte che è possibile ammirare negli otto ettari di giardino ricordiamo i viburni, i caprifogli, i ceanothus, gli agrifogli, le clematidi, i cornioli, le camelie.
Molte varietà di rose rampicanti sono sostenute dalle rovine ed estendono i lunghi rami vigorosi sugli alberi quali:  Rosa banksiae banksiae, RosaTausendshön, Rosa 'Mme. Alfred Carriere', Rosa filipes 'Kiftsgate', Rosa 'Gloire de Dijon', Rosa ‘Climbing Cramoisi Supérieur’.Le rose arbustive bordano il fiume, i ruscelli, i sentieri o formano aiuole come Rosa roxburghii, Rosa ‘Général Shablikine’, Rosa 'Mutabilis', Rosa hugoni, Rosa 'Ballerina', Rosa 'Iceberg', Rosa 'Max Graf', Rosa 'Complicata', Rosa 'Penelope, Rosa 'Buff Beauty'.
Il clima particolarmente mite di Ninfa permette anche la coltivazione di piante tropicali come l’avocado, la gunnera manicata del Sud America e i banani.
Vi sono anche molti arbusti piantati non solo per la loro bellezza ma anche perché offrono ospitalità alle numerose forme di animali presenti fra cui si evidenzia il folto gruppo dell’avifauna rappresentato da oltre 100 specie censite.

Martedì, 31 Agosto 2010 13:37

Abbazia di Fossanova

Turismo Religioso: L'Abbazia di Fossanova. BANDIERA ARANCIONE

Frazione del Comune di Priverno, Fossanova è un incantevole borgo medievale racchiuso nella suggestiva cornice della celebre e splendida abbazia cistercense di S. Maria, fondata dai monaci benedettini nel IX sec., con la caratteristica pianta a tre navate su pilastri, con transetto e coro rettangolare; dalla destra della chiesa si accede al chiostro, al refettorio e alla sala capitolare, tutti luoghi ricchi di elementi architettonici di grande fascino. Nel 1274 presso la casa dell’Abate morì S. Tommaso D’Aquino. Il borgo, costituito da antichi edifici esaltati dalla locale pietra calcarea, ospita anche il Museo medievale, allestito nell’antica Foresteria cistercense, dove si può rivivere la vita medievale attraverso materiali provenienti dai recenti scavi condotti nell'area. Da non perdere, in agosto, la Festa medievale, una rievocazione storica di tradizioni e balli dell’epoca accompagnati da sapori antichi. Numerosi sono inoltre i prodotti tipici, come quelli caseari derivati dalla bufala, tra cui mozzarella (prodotta esclusivamente da latte intero di bufala cui viene aggiunto solo caglio e sale), ricotta, caciotta, primo sale e la carne, come spezzatini, prosciutti e salsicce.

La località, facilmente accessibile e visitabile a piedi grazie alla presenza di un’area pedonale, si distingue per il valore, la varietà e la fruibilità degli attrattori storico-culturali e per la promozione delle risorse e delle produzioni tipiche. Il borgo ha inoltre un punto di informazione turistica dedicato e con orari estesi in alta stagione.

L'Abbazia:
La chiesa, consacrata nel 1208, ha in facciata un portale a decorazione cosmatesca e una grande rosa; sull'alto transetto si leva la torre ottagonale a bifore del tiburio. L'interno, prezioso esempio dell'architettura cistercense primitiva, è a tre navate su pilastri, con transetto e coro rettangolare. A destra della chiesa sta il complesso dell'abbazia: dalla navata destra si accede al chiostro* a colonnine binate, costruito dal 1280 al 1300, romanico su tre lati, gotico nel quarto e con un'edicola a copertura piramidale. Intorno al chiostro si aprono: il refettorio con il pulpito per la lettura dei testi sacri; il calefactorium, sala per le riunioni invernali attorno al grande camino; la sala capitolare, del 1250, a due navate illuminate da due grandi bifore. Al piano superiore della foresteria è la camera, trasformata in cappella, nella quale, secondo la tradizione, morì S. Tommaso d'Aquino (1274). Separati dal monastero, l'infermeria e altre dipendenze.

 

Giovedì, 07 Aprile 2011 17:45

I nostri Appartamenti

Gli Appartamenti (80/90 mq), arredati con gusto ed eleganza, si compongono di due o tre camere (ciascuna con con bagno privato), cucina attrezzata, zona pranzo ed ampia zona living con divano e tv. I terrazzi con vista panoramica sono forniti di tavoli e sedie e rendono la permanenza ancora più piacevole. Ciascuno degli appartamenti può ospitare famiglie o gruppi di lavoro da 2 a 6 persone per soggiorni medio-lunghi in assoluto relax e con ogni comfort a disposizione.

Il Residence si trova nel centro storico di Sermoneta, è facilmente raggiungibile in auto (Via Matteotti 3) ed è a due passi da Ristoranti, bar, supermercati e quanto necessita per soggiorni anche di lungo periodo.

Cerchi un'offerta speciale? Fai parte di un gruppo numeroso? Scrivi una e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. per un preventivo: siamo certi di trovare la soluzione che fa al caso tuo.


SERVIZI INCLUSI NEL PREZZO:

- Set di asciugamani per ospite
- biancheria da letto
- kit saponi e docciaschiuma
- internet wi fi e ethernet – TV Satellitare
- riscaldamento, luce, acqua, gas
- Cucina: lavastoviglie, lavatrice, frigorifero, piano cottura, forno
- pulizia finale
- Ingresso gratuito in piscina per soggiorni settimanali
- Aria condizionata: 45 Euro settimanali

gita fuori porta

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